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martedì 26 aprile 2011

"Il cinico non è adatto a questo mestiere"

Nel quadro della seconda edizione di Babel - Festival della parola, l'associazione Mountain Photo Festival, in collaborazione con Visa pour l'image - Festival Internazionale di Fotogiornalismo e Contrasto, organizza giovedì 5 maggio alle ore 21

"Il cinico non è adatto a questo mestiere"
Il coraggio nella fotografia: la professione del fotoreporter


proiezioni fotografiche e tavola rotonda con la partecipazione di Jean-François Leroy (Direttore generale di Visa pour l'image), Roberto Koch (Direttore generale di Contrasto), Riccardo Venturi (fotografo); modera Denis Curti (Direttore di Contrasto Milano).

In concomitanza con l'inaugurazione del festival, che quest'anno è dedicato al tema del "coraggio", il mondo della fotografia è stato raggiunto dalla drammatica notizia della morte di Tim Hetherington e di Chris Hondros avvenuta a Misurata il 20 aprile scorso.

Consapevole che questo triste lutto non potrà non condizionare i contenuti della serata del 5 maggio, così come l'umore di tutti gli ospiti, ho cominciato a raccogliere alcune delle più significative - e spesso toccanti - testimonianze che sono apparse sulla rete, nella speranza che questo materiale contribuisca a rendere la serata un importante momento di approfondimento, confronto e di comprensione.

_ New York Times, 20 aprile 2011
_ David Alan Harvey su Facebook, 21 aprile 2011
_ Michele Smargiassi su La Repubblica, 21 aprile 2011
_ Fotoup.net, 21 aprile 2011
_ Sebastian Junger su Vanityfair.com, 21 aprile 2011
_ Magnumphotos, 21 aprile 2011

Chiunque avesse piacere di segnalare e condividere altri commenti o altro materiale, può farlo postandoli direttamente qui di seguito. Grazie

martedì 15 marzo 2011

Francesca Catastini - Good Breeding


Inaugura oggi, alle ore 18:30, presso la galleria MC2 di Milano la personale "Good Breeding" di Francesca Catastini.

Segnaliamo con piacere questo evento, in quanto Francesca è stata ospite della residenza artistica del MPF che si è tenuta a Cervinia nell'estate 2009 ed ha esposto il suo interessante lavoro all'interno della sezione Young dell'edizione 2010 del nostro festival.

La mostra "Good Breeding", curata da Claudio Composti e Denis Curti, rimarrà aperta fino al 15 aprile 2011.

lunedì 31 gennaio 2011

Non si fa in tempo ad avere paura - IL LIBRO


Con grande piacere e soddisfazione, annunciamo il primo libro prodotto dall'Associazione Mountain Photo Festival in collaborazione con Musumeci editore e con il sostegno del Consiglio regionale della Valle d'Aosta.


Il libro presenta la trilogia "Non si fa in tempo ad avere paura" di Luca Andreoni, lavoro presentato in anteprima al Centro espositivo Alpinart di Cogne nel quadro della sezione "Contemporary" dell'edizione 2010 del Mountain Photo Festival.

A breve in libreria e sui principali bookstore on-line.

lunedì 3 gennaio 2011

Backyard Booty Segment: Natural Progressions

Bellissimo video, "girato" interamente con una Canon 7D (obiettivo 24-105 L), che dimostra - se ancora ce ne fosse bisogno - quanto velocemente stia evolvendo il mondo dell'immagine.

Backyard Booty Segment: Natural Progressions from Ryan Flett on Vimeo.

martedì 12 ottobre 2010

Mountain photo festival: Maria ELena Udali MPF 2010 sezione Open. 10.10.10 h 10.10

Il giorno 10.10.10 alle h 10.10 io e Fede facevamo il bagno nel Cenote di stallattiti a Valladolid,
e voi?

Foto scattata con la Nikon D5000

domenica 10 ottobre 2010

Maria ELena Udali MPF 2010 sezione Open. Prière pour Haïti.

Samedi 9 octobre 2010 - h 17.14
Boeing 737/300 déstination Cancun.

Une photo de Haïti sous les nuages prise de l'avion.
Une prière pour tous les enfants haïtiens:

qu'ils puissent voir notre avion et exprimer un désir, que se désir soie exaucé!

giovedì 7 ottobre 2010

Maria ELena Udali MPF 2010 sezione Open. Presentazione viaggio Mexico&NYC


Eccomi qua:
Maria Elena Udali,
La Thuile,
23 anni,
felice d'aver vinto la sezione OPEN del "Mountain Photo Festival"
di quest'anno (2010).

Vivo con la mia famiglia (ogni tanto...) adoro la fotografia, in particolar modo quella analogica, lavoro nel rifugio di montagna dei miei genitori
"Lo Riondet" (www.loriondet.it),
frequento il corso di Lingue e Comunicazione nell'Università della Valle d' Aosta
ed adoro viaggiare.

Grazie a questo festival ho vinto una bellissima macchina fotografica NIKON D5000 ed il porcino gigante è il mio primissimo scatto :)


Questo sabato partirò per il Mexico.
Per questo motivo ho deciso di tenervi aggiornati sui miei spostamenti, pubblicando ogni qualvolta avrò l'occasione, alcune delle foto che scatterò con la mia nuova NIKON.

Ringrazio tanto Alessandro Ottenga che mi ha coinvolta in questa meravigliosa esperienza, ringrazio tutti i visitatori della mia mostra, coloro che mi hanno sostenuta e votata.

A presto

Mara Elena




lunedì 27 settembre 2010

MPF 2010 - Sezione young - "Artist in residence 2009"

Mostra collettiva a cura di Luca Andreoni, realizzata grazie al sostegno della Fondazione CRT ed alla collaborazione della Cittadella dei giovani di Aosta (17-26 settembre 2010).

Si propone qui di seguito il testo curatoriale di Luca Andreoni


Il "caso" Cervinia è uno dei più interessanti del panorama alpino. Nata e cresciuta da una spinta tutta turistica e urbana, ha incorporato in sé già fin dagli anni Trenta molte delle caratteristiche e delle contraddizioni che oggi interessano tutto l'arco alpino. L'urbanizzazione ex novo di un luogo mai abitato prima, le architetture moderne, gli impianti di sci, il fenomeno delle seconde case, lo spopolamento del 'fuori stagione', la montagna come parco di divertimenti o come sfondo iconico, il distacco radicale dalle abitudini della vita valligiana... con molti altri, questi sono temi per i quali Cervinia da decenni rappresenta una sorta di laboratorio nel quale seguire direttamente le evoluzioni e gli scarti di questi fenomeni. E se forse è eccessivo citare quanto ebbe a dire Le Corbusier di New York, quando la definì "una catastrofe al rallentatore", non c'è dubbio che oggi sia sempre più necessario rivolgere uno sguardo attento e aggiornato a questi fenomeni, per imparare da essi e per immaginarne i futuri possibili.

Un gruppo di giovani talenti, selezionati da alcune delle migliori scuole di fotografia italiane, ha posato il proprio sguardo proprio su Cervinia, all'interno di un progetto che assegna loro un anno di tempo per realizzare liberamente una ricerca personale, basata sugli stimoli e le riflessioni maturati durante una prima settimana di residenza a Cervinia. I risultati di tanto lavoro dimostrano - con freschezza di sguardo e grande libertà espressiva - che Cervinia è luogo di grande fascino anche per i più giovani, e che la sua complessità è fonte di stimoli narrativi mai banali.

Nel lavoro di Francesca Catastini l'apparente rappresentazione romantica del paesaggio viene turbata da un intervento digitale tanto sottile quanto ironico e aggressivo: rimuovendo dai paesaggi quasi ogni traccia degli interventi umani, siano questi sul Plateau Rosa o nella piana stessa dove sorge Cervinia, ci viene consegnata una sorta di grado zero della situazione, che allude anche a nuove possibilità di trasformazione oltre che della memoria di una condizione del passato.

La presenza turistica viene mostrata da Michele Coppari in modo sferzante, addirittura accoppiandola ad un parallelo lavoro di ritratto realizzato nello stesso periodo sulle spiaggie italiane, quasi a dimostrare l'odierna intercambiabilità dei luoghi di svago per una platea turistica sempre più veloce e globalizzata, che spesso ha una percezione stravolta dei luoghi che visita.

Con grande sensibilità Giuseppe Fanizza si è mosso in Cervinia in luoghi spesso ambiguamente a cavallo tra l'essere interni ed esterni, e che testimoniano l'essenza urbana di Cervinia. Sono punti non esenti da inquietudini, quasi possibili location per gli eventi di un noir americano, sospesi e vuoti, in attesa.

Maria Aurelia Lattaruli si è occupata del fenomeno delle seconde case, esploso negli anni Sessanta e Settanta, oggi in profonda crisi, utilizzando dei frammenti di un campione rappresentativo: un appartamento nel quale ha individuato, con grande precisione e silenzio, le tracce di un'attitudine all'abitare la 'casa di vacanza' tipica di quegli anni.

Il lavoro di Giovanni Scotti rappresenta le parti nascoste di una attività cruciale per Cervinia, quello dei grandi impianti delle funivie. Scotti ci mostra quello che le migliaia di sciatori non possono vedere, ossia la tecnologia avanzata che controlla il funzionamento di questi impianti. E ce lo mostra in modo assolutamente iperrealistico, usando anch'egli una tecnologia moderna, quella del 3D, che paradossalmente si riallaccia però a tanta fotografia dell'Ottocento, che con la stereoscopia aveva contribuito proprio alla massificazione del linguaggio fotografico.

Giulia Ticozzi si è mossa, con due diversi lavori, su due piani profondamente diversi: l'uno, basato sulla delicatezza delle proprie sensazioni interiori, espone raffinate campiture cromatiche, che alludono alle sensazioni e alla matericità del paesaggio; l'altro, "Cervino mon amour", totalmente aperto all'esterno, utilizza il Web per formarsi autonomamente, quasi a prescindere dall'autore, che si limita a fornire le linee guida di un blog che invita tutti a inviare immagini 'trovate' della grande icona che sovrasta Cervinia - appunto, il Cervino.

I residenti di Cervinia, in particolare le donne, sono il soggetto del lavoro di Vanessa Vettorello, che con sensibilità e attenzione ha avvicinato alcune delle poche persone che risiedono stabilmente a Cervinia - non più di ottocento, a fronte di una popolazione di quasi ventimila persone nei momenti clou della stagione. Con curiosità sociologica ed evidente empatia Vettorello ci indica al tempo stesso un problema e la sua soluzione, perché spesso oggi sono proprio le donne a saperci indicare i punti cruciali dove si incrociano le permanenze e le evoluzioni, quei punti insomma dove si disegna il futuro.

venerdì 24 settembre 2010

MPF 2010 - Sezione contemporary - "ALP_AGE" di Luigi Gariglio

ALP_AGE è un progetto di fotografie e video di Luigi Gariglio, realizzato su incarico del Mountain Photo Festival di Aosta in collaborazione con Contrasto. Curato da Francesco Zanot, il lavoro è esposto presso il Centro Espositivo di Etroubles dal 18 al 26 settembre.

ALP_AGE è una complessa esplorazione visiva che prende avvio da una riflessione sul territorio montano e sulla comunità della Valle d’Aosta, sviluppandosi in direzioni ulteriori e molteplici. ALP_AGE non è un percorso concluso, ma al contrario, iniziato lo scorso luglio dopo alcune indagini preliminari, si trova attualmente in una fase di precisazione, crescita e approfondimento.

La mostra presentata al centro espositivo di Etroubles include tre dittici di grandi dimensioni raffiguranti il paesaggio valdostano percorso dalle mandrie salite dagli alpeggi, due filmati e circa sessanta immagini di famiglia sparse a parete in stampe di piccolo formato realizzate presso un laboratorio non professionale allo scopo di mimare le tipiche modalità di produzione di questa tipologia di materiale. Nell’allestimento, le fotografie di famiglia riferite al gruppo di persone incontrato sugli alpeggi sono mescolate fra loro e con le immagini familiari dello stesso Luigi Gariglio, riproducendo a parete la condizione di vicinanza e condivisione, realizzatasi per una parte di questo progetto fra il fotografo, divenuto osservatore partecipante, e i propri soggetti. Il pavimento della sala espositiva è coperto con uno strato di fieno, il cui odore introduce un ulteriore elemento sensoriale per l’immersione del pubblico nel contesto rappresentato. Questo intervento installativo, che si configura peraltro come un omaggio alla pratica artistica di Giuseppe Penone, fa sì che lo stesso respiro dello spettatore faccia parte della sua esperienza di quest’opera. Ad introduzione della mostra è posto un pannello di cui si riporta a seguire il testo integrale.

FZ: Ciao Luigi. Scusami se ti disturbo a quest’ora.
LG: Ciao. Dimmi.
FZ: Dobbiamo mettere insieme un testo per il pannello introduttivo della mostra, con le principali informazioni riguardo questo lavoro e una serie di indicazioni che possano essere utili agli spettatori per la visita dell’esposizione.
LG: Va bene.
FZ: Innanzitutto farei presente il fatto che si tratta di un lavoro “in progress”, dell’inizio di una ricerca più ampia che si deve ulteriormente sviluppare. Diciamo che è un progetto che deve approfondirsi e proseguire. Poi mettiamo a fuoco il punto di partenza di questo incarico: gli alpeggi della Valle d’Aosta. Scriviamo che tutto ha avuto inizio dall’interesse nei confronti della particolare situazione attuale per cui i lavoratori stagionali che vengono impiegati negli alpeggi durante l’estate non sono più in gran parte locali, ma provengono dall’estero, soprattutto dal Nord Africa e dall’Europa dell’Est. Dico bene?
LG: E’ vero. Però, come dici tu, questo è stato soltanto lo stimolo che ha dato avvio al progetto, mentre poi mi sono concentrato su molto altro. Non si tratta di un lavoro di ricerca scientifica. Naturalmente ci sono spunti di carattere sociologico, antropologico, anche politico, ma i risultati vanno in un’altra direzione. Il risultato è un lavoro molto personale.
FZ: Riguardo lo specifico del lavoro, la sua struttura, direi innanzitutto che si sviluppa secondo due direttrici. Da una parte ci sono le fotografie e i video centrati sulla rappresentazione del territorio, attraversato dai pascoli in lontananza, dall’altra c’è una raccolta di fotografie di famiglia, in parte tue e in parte selezionate fra quelle degli stessi proprietari e lavoratori degli alpeggi, attraverso le quali emergono fra l’altro alcuni elementi delle tradizioni locali. Dico tutto questo per semplicità, perché in realtà a me non sembra che ci sia una divisione netta fra queste due parti in cui è organizzato il lavoro. Non credi?A me sembra che questo lavoro funzioni nel suo insieme, come agglomerato di stimoli differenti e complementari, come accumulazione di suggestioni e informazioni…
LG: Sì, poi un aspetto importante da specificare è che, nel caso del repertorio per così dire familiare, si tratta di immagini da me rifotografate. Sono fotografie di fotografie. In questo senso spesso ho tagliato, reinquadrandole, le immagini originali, i formati non sono quelli delle stampe di partenza, e così via. Ci sono una serie di interventi, di variazioni, di interpretazioni che ho esercitato sulle fotografie che ho trovato o mi sono state proposte. Si tratta di vere e proprie rielaborazioni. Fondamentale è anche un ulteriore aspetto cui hai fatto cenno: il folclore, vale a dire le attività tipiche della vita negli alpeggi, emergono direttamente dai materiali d’archivio. E’ una sorta di reportage autoctono, autoprodotto e preesistente.
FZ: Fra l’altro, il fatto che tu abbia messo insieme le fotografie della tua famiglia con quelle appartenenti ai residenti temporanei o permanenti di questi luoghi, riproduce un senso di totale condivisione con la gente del contesto su cui hai lavorato. In fondo, tu sei soltanto un fotografo fra i tanti fotografi “anonimi” che hanno ripreso ciascuna singola immagine.
LG: E’ un aspetto di cui ho molto discusso con le stesse persone che ho incontrato sugli alpeggi e che hanno contribuito a questo progetto portandomi le fotografie delle proprie famiglie. Chiedevo ad ognuno di loro se fossero d’accordo sul fatto che anch’io introducessi le mie immagini domestiche nella sequenza finale. In fondo dovevamo condividere uno spazio di confidenza. Era come se si stessero spogliando di fronte a me, mostrandomi alcuni frammenti della loro storia, anche se naturalmente mi hanno dato accesso soltanto a una parte limitata di questo immaginario, frutto di una preselezione che era avvenuta lontano da me. D’altra parte, è quello che ho fatto anch’io…

LG: (il giorno dopo via e-mail in risposta al testo proposto) … Aggiungerei, toglierei e rielaborerei diverse parti di quelle che sono state le mie risposte. Il carattere schietto e diretto di questa tua “intercettazione telefonica” del nostro colloquio, che credevo fosse solo una semplice telefonata del curatore, ha però un tono molto privato, forse intimo, che mi affascina e mi pare adeguato. Malgrado tutto, quindi, accetto di buon grado la tua proposta di utilizzare questa trascrizione come introduzione alla mostra, chiedendoti solo di inserire nel testo anche questa mia nota. Grazie. Luigi

MPF 2010 - Sezione contemporary - "Non si fa in tempo ad avere paura" di Luca Andreoni

Fondation Grand Paradis (Villaggio minatori, Cogne) - 17/26 settembre 2010

Non si fa in tempo ad aver paura è una trilogia realizzata da Luca Andreoni (visita il suo sito) fra il 2005 e il 2009, composta dalle serie Tunnel (2005-2006), Orridi (2007) e Crepacci (2009). Il lavoro prende il titolo da una poesia di Gianni Rodari e si sviluppa in una struttura che rimanda alla Commedia dantesca, seppure qui la successione di inferno, purgatorio e paradiso non corrisponda a un’ascesa, ma tutto si svolge nelle profondità del pianeta e delle sue montagne, nei suoi antri più bui, che siano naturali o artificiali, circondati di roccia oppure di ghiaccio. Qui, sul fondo del visibile, si svolge un poema scandito da dettagli minimi, sfumature di colore, riferimenti simbolici, attraverso un lento passaggio narrativo e visivo che finisce per affermarsi come il nodo centrale dell’intera opera, perché ogni cosa, pure ogni cosa fotografata, cambia e si trasforma incessantemente.

Il viaggio ha inizio con gli spazi costruiti dei tunnel stradali. Le fotografie della serie Tunnel offrono l’insolita possibilità di osservare con uno sguardo prolungato e contemplativo luoghi che al contrario costituiscono normalmente il contesto di veloci attraversamenti automobilistici. Così, attraverso un radicale mutamento della fruizione di queste gigantesche cavità artificiali, cambia la nostra percezione: i colori saturi dei neon e le forme sinuose delle gallerie danno vita a scenari infernali, scavati dentro la superficie della terra o nascosti nei più remoti recessi della nostra mente.

La serie Orridi, seconda sosta di questo percorso, testimonia il tormento di millenni di erosione inflitti alla roccia dall'incessante scorrere dell'acqua. L'etimologia stessa della parola del titolo, che deriva dal latino horridus e significa orribile, orrendo, spaventoso, selvaggio, rimanda allo sgomento che soltanto la natura, nella sua grandezza originaria, è in grado di trasmettere. Eppure l’uomo, nella sua incessante ossessione per il controllo e la conquista, è riuscito a domare anche questi abissi, fino a renderli facilmente praticabili. I ponti, le passerelle, le scalette di ferro divengono così metafora dell’umano tentativo di superare i propri limiti ed esorcizzare la propria paura.

Ultima tappa di questo lento viaggio nel profondo, le fotografie della serie Crepacci sono il frutto di un lungo lavoro sulle pendici del Monte Bianco. Il ghiaccio, soggetto unico delle immagini, sembra aprirsi di fronte al nostro sguardo e allo stesso tempo inghiottire fotografo e spettatore nel ventre di una materia dura e fredda, ma allo stesso tempo sensuale. La sua superficie è in continua trasformazione, prima trasparente, poi opaca e viceversa, e assume con la densità sfumature di azzurro e di blu, fino a riempirsi di nero nei punti più profondi o accendersi di un bianco accecante negli spiragli aperti verso l’alto. Come osserva Amelia Valtolina in Blu e Poesia, il blu è il “colore dell’unio mentalis alchemica, della congiunzione tra logos e psyché”. Nel blu sono compresi il nero del dolore e il bianco del pensiero puro. Allo stesso modo, di fronte a queste fotografie, il terrore che i crepacci suscitano per natura coesiste con il fascino esercitato da tanta grandiosa bellezza.

venerdì 17 luglio 2009

PHoto Espana 2009. Il commento di Lorenzo Merlo


Dopo aver guardato ed ammirato le esposizioni di PHotoEspana 2009, ho finalmente esultato per la volontà degli organizzatori e dei curatori di questa manifestazione di riproporre senza alcuna esitazione la fotografia di documentazione sociale.

Le immagini fotografiche che per anni hanno proposto al mondo la storia reale della nostra esistenza sembravano essere andate in disuso, a priori scartate perché non sufficientemente "artistiche".

Il continuo incessante sviluppo della tecnologia fotografica ha sconvolto i principi e anche gli scopi della fotografia classica, dal paesaggio al reportage. La crisi delle arti plastiche - e dei suoi critici - ha creato una nuova immagine, che per la sua precisione e l'incredibile capacità di trasfromare il reale dall'irreale aveva messo in crisi anche tutti coloro che con grande passione, coraggio e ricerca insistevano nel dare alla nostra storia una documentazione scritta con immagini reali, le fotografie.

Spero che Photo Espana sia una partenza per ritornare a manifestazioni con proposte tematiche concrete, capaci di rinvogliare le nuove gererazioni di fotografi a ritornare e coinvolgersi con grande passione ed emozione per documentare le nostre culture e tutti gli aspetti di vera vita del nostro pianeta.

giovedì 14 maggio 2009

Torrione e Camisasca: spazio alle immagini sulla montagna

come già detto, il nuovo sito www.mountainphotofestival.com è un “contenitore” dentro il quale ci auguriamo che convergano il più possibile contributi provenienti dal mondo della fotografia di/sulla montagna

tale spazio è dedicato ai lavori dei professionisti della fotografia, valdostani e non, che possono trovare nel nostro “ecosistema digitale” una vetrina per presentare i loro progetti sulla montagna e, contestualmente, promuovere il loro lavoro e i loro personali canali di comunicazione (siti internet, blog, ecc)

avendo quotidianamente sotto mano i dati (contatti, indicizzazioni, posizionamenti, ecc) che il nostro “ecosistema” è in grado di generare, ritengo che la disponibilità di questo ulteriore spazio possa essere molto interessante per chiunque, a cominciare da chi ha una presenza sul web limitata, fino a chi già sfrutta questi strumenti quotidianamente

per valutare in concreto quello di cui sto parlando, è sufficiente fare qualche prova su Google, per esempio digitando un generico “photo festival”, e vedere dove si colloca il MPF

ringrazio pertanto i nostri primi due ospiti, i fotografi valdostani Stefano Torrione e Davide Camisasca, che si sono resi disponibili per “testare” questo sistema!

come avrete visto, le possibilità di “linkare” la notizia sono numerose (dai link diretti ai siti, al commento sul blog, fino alla condivisione in social network) e per questo in grado di generare un interessante flusso di informazioni e, quindi, maggiore visibilità

“Il Cervino è nudo”: il libro giusto al momento giusto


“Sostenere […] che Camanni metta in cattiva luce Cervinia equivale a non aver letto ciò che ha scritto. Lo scrittore ha messo a confronto Cervinia e Zermatt senza fare classifiche, tenendosi ben distante dalle definizioni di «brutto» e «bello». Zermatt, per Camanni, è un luogo delizioso e accogliente, ma finto; Cervinia assomiglia al nostro tempo, «costruzione astorica e delocalizzata». Due fatti. Non resta che affrontare l’argomento.”

condivido lo spunto critico dell’editoriale di Enrico Martinet e trovo altresì interessanti le riflessioni che si possono decrittare dalla lettera pubblicata su la Gazzetta Matin; saranno anche diversi anni che (nei bar!) si sente parlare di ciò che non va, ma personalmente rimango dell’idea che “Il Cervino è nudo” sia il libro giusto al momento giusto

è “il libro giusto” perché mi restituisce la montagna di oggi, sistematizzata in una dicotomia concettuale facilmente comprensibile: ovvero, la montagna è in crisi di identità, a metà strada tra la tutela e la valorizzazione di sé stessa – che può però degenerare nella creazione di “parchi divertimenti” in cui l’autenticità si diluisce in rappresentazioni perlopiù folklorisitche; e la progressiva tendenza a soddisfare le esigenze di mercato – che per contro può portare a modificare paesaggio e mentalità a favore di coloro che vogliono (ri)trovare la città anche in montagna (strutture, servizi, abitudini, ecc)

è poi “al momento giusto” perché pubblicato immediatamente dopo la prima edizione del Mountain Photo Festival, edizione durante la quale abbiamo coinvolto un gruppo di nove giovani studenti provenienti dalle più importanti scuole di fotografia d’Italia in un workshop dal tema “montagna e desertificazione”

spopolamento, cambiamenti climatici, digital divide, sfruttamento turistico… dinamiche che dal nostro punto di vista rappresentano negativamente un processo di “desertificazione” che sempre più spesso caratterizza l’attualità dei territori di montagna ed il futuro che li attende

è quindi “il libro giusto al momento giusto” perché oltre a dare il contributo più significativo che si possa chiedere ad un intellettuale – ovvero scrivere quello che molti (nei bar) pensano ed assumersene la responsabilità – tratta la “problematica montagna” in modo chiaro ed incisivo, fornendo al contempo ulteriori spunti per le riflessioni fotografiche che stiamo portando avanti col MPF

al riguardo, mi piace poter condividere una riflessione – altrettanto chiara e stimolante – che ho ascoltato fare qualche giorno fa a Reggio Emilia dal fotografo Gabriele Basilico: le città sono sempre più il nostro “paesaggio naturale”…

anche questo un fatto; non resta che affrontare l’argomento… per quanto ci riguarda fotograficamente, ça va sans dire!

“Verso l’alto”… grazie alla segnaletica di Oliviero Toscani!


l’esposizione del Forte di Bard è davvero molto interessante: l’ho vista il giorno dell’inaugurazione e consiglio a tutti di andarla a visitare; io stesso tornerò per rivedermela con calma ed apprezzarne progettualità e contenuti… tra questi, il video di Abele Blanc: è stato qualcosa di incredibile ascoltare la sua profonda Umanità…

detto questo, non posso però nascondere l’imbarazzo di fronte al lavoro fatto da Toscani sulla comunicazione e l’immagine (s)coordinata!

il mio è un commento superficialmente estetico, del genere vedo qualcosa e dico che non mi piace; e poi, in relazione a questa impressione mi sono sentito preso in giro dalla domanda che gli è stata fatta di spiegarne il significato e dalla risposta che Toscani ha dato: “la freccia rappresenta l’essenzialità della spiritualità”…

scusate, ma vogliamo parlarne??

[se solo io trovo tutto questo imbarazzante, mi scuso per lo sfogo]

giovedì 5 marzo 2009

Voglio ringraziare tutti i fotografi valdostani che ieri sera hanno "tirato tardi" a parlare del Mountain Photo Festival, condividendo il loro pensiero, le loro critiche e le loro aspettative.

Ritengo sia stato un momento di confronto molto utile e costruttivo, un buon punto di partenza per proseguire questa bella "avventura" assieme a quanti credono nell'importanza e nell'opportunità di far crescere in Valle d'Aosta un festival fotografico dedicato al tema montagna.

Ringrazio quindi per la loro presenza Roberto Andrighetto, Ludovico Bich, Pietro Celesia, Diego Cesare, Bruno Domaine, Fabrizio Falcomatà, Pier Carlo Gabriele, Enzo Massa, Giorgio Neyroz, Mauro Paillex, Enrico Peyrot, Enrico Romanzi, Stefano Sarti, Stefano Torrione, Philippe Trossello e Stefano Venturini; oltre ovviamente a Francisco De Souza e Lorenzo Merlo, cofondatori dell’Associazione, Francesco Zanot, Michele Saulle, Davide Bongiovanni, Enrica Quattrocchio, Nadia Camposaragna e Didier Chuc.

alessandro ottenga

venerdì 23 gennaio 2009

“Immagine e Creatività”


Nel quadro della seconda edizione del Mountain Photo Festival verrà promosso, in partenariato con Creativitaly, il percorso “Immagine e creatività 2.0”, occasione privilegiata di dibattito e di sensibilizzazione sull’importanza della creatività e della capacità di innovazione, in particolare per le nuove generazioni di artisti ed operatori dell’immagine.

Segui le prossime novità sulla community del Mountain Photo Festival:
- sito ufficiale: http://www.mountainphotofestival.com/
- social network: http://mountainphoto.ning.com/
- blog: http://mountain-photo-festival.blogspot.com/

Il Mountain Photo Festival nell’Anno europeo della creatività e dell’innovazione


Si è inaugurato il 7 gennaio 2009 l’Anno Europeo della Creatività e Innovazione.

Il Mountain Photo Festival è partner valdostano di Creativitaly, collettore di realtà istituzionali e private con lo scopo di implementare il concetto della creatività e dell’innovazione veicolato dalla grande opportunità dell’Anno Europeo.

Segui le iniziative ed il dibattito di Creativitaly su http://creativitaly.wordpress.com/

martedì 7 ottobre 2008