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venerdì 12 settembre 2008

INTERVISTA A FRANCESCO ZANOT: LE MONTAGNE E GOOGLE

Abbiamo intervistato lo storico e critico della fotografia Francesco Zanot, uno dei relatori, assieme a Fabrizio Bellavista, di Psycho Research e Jean-Pierre Fosson, della Fondazione Montagna Sicura, nella tavola rotonda ‘Montagna e desertificazione’ del 23 agosto ad Aosta.
Zanot, prima di iniziare un excursus temporale sui pionieri della fotografia, affronta il tema di Google come veloce indicatore della percezione della montagna ai giorni nostri: ‘ho fatto una ricerca su Google con la query ‘montagne’ e i primi risultati usciti, sia sulla versione Italia che su quella mondo di Google, sono state unicamente fotografie di montagne prive di presenza umana. Oltretutto è interessante vedere in che modo le stesse siano state taggate all’interno del motore di ricerca: in nessun caso sono inserite descrizioni del luogo di appartenenza, sono sempre fotografie dai titoli evocativi, come se in qualche modo si cercasse di raccontare qualcosa di sé. Sembrerebbe trattarsi di un tipo di fotografia ego-riferita.’
La montagna, dunque, a livello amatoriale sembrerebbe diventare teatro delle proiezioni personali e non occasione di documentazione e riflessione sulle sue problematiche ed opportunità.

mercoledì 10 settembre 2008

Chris Steele Perkins ritrae il Monte Fuji, simbolo del Giappone

Ecco la breve intervista al fotografo inglese Chris Steele Perkins che, dopo aver viaggiato in tutto il mondo come fotoreporter, viene stregato dal Giappone soprattutto a causa di sua moglie, Miyako. E proprio sua moglie può considerarsi il fattore scatenante del lavoro sul Monte Fuji, in quanto regala a Perkins un libro di stampe dell’artista giapponese Katsushika Hokusai ‘36 vedute del Monte Fuji’, testimonianza poetica del Giappone dell’inizio del XIX secolo, dove la vita di lavoratori e guerrieri, viaggiatori e mercanti scorreva sullo sfondo del Fuji……

Intervista a Kevin Bubrinski ad Aosta: i villaggi nepalesi, una connessione tra diverse comunità montane

Abbiamo intervistato il fotografo statunitense Kevin Bubrinski chidendogli quale emozione provasse a presentare le sue fotografie sul Nepal in una città montana come Aosta.
Bubrinski ci ha spiegato che ha scattato queste foto provenienti da remoti villaggi nepalesi proprio per mostrarle ad altre persone: ‘il motivo per cui tutti i fotografi riprendono le montagne è per farle arrivare ad altre persone, altrove, creando così un ponte di comprensione e per essere dei comunicatori. La cosa più importante è connettere le montagne. E, come dice Lorenzo, ‘open your mountains’, ossia aprirsi a un mondo differente, a diverse comunità montane.’

martedì 2 settembre 2008

Alessandro Ottenga: un museo aperto dà respiro all'arte

Il coordinatore del Mountain Photo Festival Alessandro Ottenga, ai nostri microfoni ha definito l’evento un importante lavoro per l’ampliamento della conoscenza della montagna, accomunata in tutto il pianeta dalle medesime problematiche e opportunità, ritenendo ‘spettacolare’ l’opportunità di ‘poter ammirare le esposizioni di nove grandi artisti in nove elementi patrimoniali così particolari’. La città di Aosta è infatti interpretata come museo ‘aperto’, in cui la cultura dell’immagine viene offerta al cittadino e al visitatore in abbinamento al patrimonio archeologico e monumentale della città, E conclude ‘Devo dire che l’accostamento di tante ricchezze artistiche è davvero incredibile’.

Gabriella Morelli: una visione internazionale

Abbiamo chiesto a Gabriella Morelli, capo del servizio marketing, studi e progetti speciali dell'assessorato al turismo della Regione Autonoma della Valle D’Aosta, cosa voglia dire ospitare un gran artista come Marc Riboud, che ha ripreso con tanta maestria le montagne afghane, e soprattutto cosa significhi accogliere le opere fotografiche che hanno per soggetto le montagne in un luogo come Aosta, regno per eccellenza delle montagne italiane.
La dottoressa Morelli conferma come sia proprio questo il senso dell’iniziativa: occuparsi del tema della montagna in un contesto montano. Ha, inoltre, sottolineato come questa sia la prima occasione in cui la Regione si occupa, non solo di artisti e fotografi locali, ma di fotografi che hanno ripreso le montagne di tutto il mondo. Una visione internazionale ben riassunta dal claim ‘Open Your Mountains’. Infine, conclude: “le dico la verità è una bella sensazione, siamo molto contenti dell’operazione complessiva!”.